L’architettura manierista della fontana, di chiaro conio tardo cinquecentesco, dovuta sicuramente alla munificenza feudale dei Cantelmo, che, attorno al 1560, divenuti duchi di Popoli, con Giovan Giuseppe Bonaventura, seppero ritenere il castello di Pesco, elevato a dignità di contea. Per quanto rimaneggiata, con toni classicheggianti, attraverso i restauri degli anni Settanta dell’Ottocento, essa tradisce e riconferma, come si vede, come già in pieno Cinquecento, la fondamentale importanza del luogo e, con esso, del predicato toponimico di ‘romana’, che è chiaramente derivato da ‘arimanno’.Questa è l’area in questione, dove da secoli sgorga copiosa l’acqua che ha dato forza e distruzione alla stessa Pietra Solida, su cui, come accennai, si edificò nel tardo X secolo, il castello dei Sansoneschi, prontamente ‘fagocitato’ dai monaci casauriensi, attraverso l’opera instancabile dell’abate Adamo. La Fontana Romana sembra essere ancora, con ogni verosimiglianza, quella pubblica del primo Ottocento. La Fontana Romana, per la sua strategica importanza territoriale, ci fa pensare al Borgo, che si sviluppò tutto intorno, come all’insediamento longobardo originario della zona, tra VII e VIII secolo, che venne, così, ad ereditare il più antico assetto italico-romano della zona. Un inaudito microcosmo è quello della Fontana Romana, che reca le tracce, indelebili e vere, di una civiltà abitativa che si perde nella notte dei tempi. La Fontana Romana può considerarsi sintesi ed emblema di una storia millenaria ancora tutta da scoprire e rivelare, attraverso gli intricatissimi rapporti tra i diversi e minuscoli insediamenti dei dintorni.
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