Collelongo

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Le Cottore

La sera della vigilia del 16 gennaio, sette famiglie del paese, quasi sempre per assolvere un voto, o per esternare la propria devozione al Santo, pongono sul fuoco un grosso caldaio di rame, detto in dialetto locale cottora, in cui pongono a bollire grosse quantità di granturco, precedentemente tenuto in ammollo. Poiché i chicchi cuocendo si gonfiano, la minestra che se ne ricava è chiamata dei cicerocchi. L'operazione di bollitura ha inizio con la benedizione del parroco, che deve provvedere a recarsi presso ciascuna delle famiglie che partecipa al rito, e continua tra i canti e le preghiere degli astanti che si alternano nel compito di rigirare il granturco nel paiolo per mezzo di un lungo cucchiaione di legno, in quanto l'operazione è ritenuta foriera di prosperità e benessere. Chiunque giunge a visitare la cottora viene accolto festosamente e riceve un complimento a base di vino e dolci. L'ospite, dal canto suo, si avvicina alla cottora e ne gira il contenuto recitando parole di augurio e di devozione. Alle prime luci dell'alba inizia la distribuzione dei cicerocchi: innanzi tutto una lunga fila di ragazze, reggendo sulla testa conche di rame addobbate di fiori e di nastri, si reca in chiesa per offrire al santo una grande quantità di cicerocchi, che poi vengono consumati per devozione dai fedeli. Inoltre le famiglie che hanno provveduto alla preparazione delle cottore si premurano, oltre che a distribuire i cicerocchi a parenti ed amici e a chiunque ne faccia richiesta, anche a predisporre dei capaci recipienti lungo la strada, affinché anche i pellegrini ed i viandanti possano attingere al cibo rituale del granturco cotto.
M. C. Nicolai "Rivista D'Abruzzo"
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