Era il momento della mietitura e i contadini, pur essendo giorno di festa, si recavano nei campi fino a mezzogiorno quando, uno sparo pirotecnico, ne annunciava l’inizio. Così tutti tornavano a casa.
Santa Gioconda era soprannominata “la Santa pisciatara” perché veniva invocata per far piovere e, infatti, bastava portare la sua statua in processione perché piovesse. Era usanza che i bambini, con in mano un’immagine della Santa, girassero per le vie del paese con una bisaccia per raccogliere grano, mentre gli uomini del Comitato Festa andavano per le campagne ricevendo dai contadini devoti un covone di grano. Anche i pastori offrivano una giornata di formaggio che veniva venduto durante “la ial” (asta) che si svolgeva nella piazza antistante la Chiesa e dove erano venduti anche i Palmenteri che erano stati lì portati dalle donne del paese sulla testa. La sera nell’intervallo del concerto bandistico, si svolgeva il “ballo della pupa” ancor’oggi in uso. Alla fine della serata si estraeva “la riff” (la lotteria) con premi, non ricchi, come agnelli e conche di rame ma che, certamente, richiamavano l’interesse della gente.
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