Il Pane di San Nicola

Anche per il rito di S. Nicola il pane dunque è presente ma sotto forma di panicelli e di un “lascito”, termine spesso ricorrente nelle interviste sul campo, che raccoglie intorno a sé una sorta di testamento non scritto, “offerto” alle persone defunte appartenenti allo stesso gruppo familiare, che in vita avevano preteso un obbligo morale: dare continuità al rito delle“cacchiette”. Una pratica ereditata, dunque, dalle famiglie, che al proprio interno fanno vivere significati di vita e morte e si avvicinano sempre più e si congiungono, nella ricorrenza di S. Nicola. È un appuntamento calendariale, per verificare la non interruzione del “lascito”; la cerimonia è il giorno in cui busseranno alla porta i ragazzi per chiedere le “cacchiette”. Nell’affermazione “Sia benedetta l’anima dei morti” si chiede il pane e nella risposta della famiglia “Dio lo faccia” si cela la memoria dei propri defunti, secondo la cultura popolare, che qui assume un valore comune nell’area geografica del paese e delle frazioni, ma non oltre, quasi si volesse limitare la pratica rituale in un solo ambito geografico, significando questo, secondo alcune fonti di tradizione orale, che “i defunti vagano nelle campagne in attesa di essere soddisfatti”. La famiglia che non ha interrotto la produzione di pani propiziatori, li offrirà simbolicamente anche ai propri defunti attraverso la mediazione dei ragazzi che simbolizzano la purezza, l’innocenza di “quell’incontro” soprannaturale. Ricordo e memoria infine congiungono l’esperienza di questo “voto” al patrimonio culturale di una comunità che per i significati autoctoni rappresenta un Bene Culturale da proteggere e da tutelare. E la “tutela”, quindi, come ricorso a non alienare definitivamente l’esperienza di “Santo Nicola” deve intervenire, affinché questa lunga memoria collettiva non sia rimossa dalla cultura popolare.
Amministrazione Comunale