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Taranta Peligna

Le Panicelle di San Biagio

Se si può supporre che la devozione per San Biagio risalga almeno al secolo XIII, è solo nel 1536 che la classe dei lanieri si costituì in confraternita, dando vita alla tradizione delle panicelle e realizzando una grandiosa chiesa, di cui oggi restano solo la facciata principale e le porte lignee intagliate. Il 31 gennaio i confrati, guidati dal priore, si recano solennemente alla casa di San Biagio, che è la storica sede del sodalizio e, alla presenza dei devoti, danno inizio all'ammasso per confezionare i pani sacri. Per fare questo sollevano i pesanti coperchi delle madie che precedentemente sono state riempite di farina bianca e setacciata, ottenuta con una questua fatta a nome di San Biagio. Con movimenti lenti e cadenzati versano l'acqua tiepida sulla farina e poi cominciano ad ammassare l'impasto. Dopo il necessario tempo di riposo e lievitazione le donne, che solitamente sono legate da vincoli parentali con i membri della confraternita, procedono alla confezione delle panicelle, realizzate affiancando quattro cordoni di pasta delle dimensioni e della forma di una mano benedicente. Le panicelle, segnate con il marchio di San Biagio, che è il timbro della Confraternita, sono accomodate su recipienti di pietra levigata detti piatene. È compito delle ragazze recarle a cuocere nel forno. Da qualche anno il trasporto ha assunto la forma di un vero e proprio corteo serale, tra due ali di folla che rischiarano la strada con il lume delle fiaccole. Il 3 febbraio, durante le cerimonie liturgiche e dopo la processione, le panicelle sono distribuite ai fedeli che le mangiano in devozione di San Biagio e ne conservano alcune per preservare soprattutto i bambini dal mal di gola.
M. C. Nicolai "Rivista D'Abruzzo"



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